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Scritto da Teuss   
giovedì 28 febbraio 2008
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Il divario digitale in Italia e nel mondo, spesso inteso solo come mancanza di accesso di banda larga, non è riconducibile, in modo riduttivo, alla sola mancanza fisica della banda larga nella propria zona di domicilio o residenza come invece viene fatto intendere da questo comunicato del Ministero delle Comunicazioni. E' di più, molto di più.

Divario digitale significa anche, per chi non è avvezzo all'utilizzo della tecnologia informatica, tutto ciò che non renda edotti sull'essere in grado di gestire un personal computer, penso ad esempio a molte tra le persone in là con gli anni, sebbene esistano degli esempi ammirabili di persone anziane abili nello sfruttare le tecnologie computerizzate.

Allo stesso tempo è necessario capire come i dati diffusi non possano essere che totalmente inesatti in quanto non tengono sicuramente in conto dei divari nel divario digitale, vedi in prima battuta gli apparati limitanti, i mux ed ucr, presenti solitamente nelle città. In seconda battuta, non meno importanti nel tempo, si sono evidenziati i nuovi divari dovuti all'impossibilità di fruire di tutte le tecnologie messe a disposizione dal progresso su tutto il territorio per il quale, a detta del Ministero, risulterebbe una copertura del servizio di circa il 92,5 % della popolazione, un dato che ricorda molto le fonti dell'ex azienda di stato, la Telecom Italia, come se quest'ultima fosse un mezzo imparziale e attendibile di certificazione della situazione attuale in Italia.

Essere digital divisi significa dunque, anche in base alle definizioni di Banda Larga date dall'Unione Europea addirittura più di 2 anni e mezzo orsono, non solo non aver alcun accesso a servizi x-DSL ( Digital Subscriber Line ), ma anche non avere:

  • una reale Banda Larga, vedi il progetto antidigitaldivide di Telecom Italia che porta velocità massime di dowload dell'ordine dei 640 kbps = 0,62 Mbit/s ;
  • velocità limitate dalla tecnologia a disposizione nella propria zona di riferimento dovute o alle centrali obsolete oppure alla carenza di flussi adeguati sulle dorsali di riferimento per il target ( bersaglio ) verso il quale si offre un servizio. Ad esempio 4 Mbit/s massimi, invece dei 10-20 mega dell'IpTV, che non permettono l'utilizzo di determinate applicazioni pubblicizzate sui giornali o sulle televisioni;
  • mancanza di connessioni su fibra rispetto a chi invece ne è dotato verso la propria abitazione;
  • impossibilità di scelta tra più operatori in ULL ( unbundling local loop ), in molte zone, così da poter avere una sana e reale concorrenza sia sui prezzi che sulle prestazioni;
  • assenza di più operatori alternativi su Reti Wireless ( senza filo ) in molte zone dove esiste già chi porta il servizio, seppur spesso palliativo ( zone A.D.D. ), via cavo.


Alla luce di questi esempi, tangibili da quasi tutti i fruitori di Internet, sia da chi abbia un semplice collegamento obsoleto con modem 56 K a chi usufruisca di una aDSL da qualche Megabit/s virtuali, ci chiediamo come sia ancora possibile, nel 2008, diffondere dati talmente aleatori, alla luce dei risultati di un'asta, quella per il WI-MAX, che tutto porta in grembo fuorchè l'abbattimento del divario digitale, visto il modello utilizzato nell'assegnazione delle frequenze, un sistema in grado di essere difficilmente competitivo nel rapporto prezzo/prestazioni, preso atto delle notevoli cifre alle quali sono stati aggiudicati i diritti d'uso. Se si fosse voluto abbattere realmente il divario digitale, attraverso la tecnologia Wi-Max, di conseguenza se lo Stato Italiano, nelle veci del Ministero delle Comunicazioni, avesse perseguito lo scopo di dare le stesse opportunità a tutti i cittadini con prezzi equi ed una copertura del servizio molto più rapida di quanto non possano fare 3 soli Operatori Telefonici per zona, staremmo leggendo e raccontando un'altra storia.
Una storia dove finalmente ci sarebbe la libertà di accesso all'informazione ( internet ), dove ci sarebbero i mass media italiani che non condannano i blogger o gli utenti di internet additandoli come “ malati di mente “ , fatto accaduto nel programma di Bruno Vespa “ Porta a Porta “ di qualche sera fa e ben riportato qui da Marco Camisani Calzolari.


Una storia diversa dove si potrebbero utilizzare tutti i media a disposizione in Italia in modo limpido, liberale, realmente interattivo ed economicamente conveniente per lo sviluppo della nostra società, una società che, fermo restando le cose, sembra vada sempre più ad assomigliare a Stati di continenti vicini dove la corruzione, la libera informazione e la libera economia sono solo un vago ricordo.


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